Tutto è iniziato da un’osservazione molto semplice.

Quando le persone iniziano a cercare qualcosa, cambiano improvvisamente modo di guardare.

Piccoli dettagli diventano interessanti. Ci si ferma. Si osserva meglio. Si iniziano a fare domande. Luoghi attraversati mille volte acquistano improvvisamente significato.

Prima di creare SouthTyrolQuests ho lavorato per molti anni al Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. All’inizio soprattutto nell’ambito scientifico, poi sempre più nella didattica e nella mediazione culturale. Visite scolastiche, workshop, mostre. In pratica, molto tempo passato a chiedermi una cosa:

Come si fa davvero a rendere le persone curiose?

Perché l’attenzione non si può imporre facilmente. Soprattutto a una classe scolastica alle nove del mattino.

Un momento importante è stato durante la mostra Incredible Bugs. In quell’occasione sviluppammo uno dei primi escape room didattici dell’Alto Adige. L’idea era piuttosto semplice: invece di limitarsi a spiegare dei contenuti, permettere alle persone di viverli in modo più giocoso.

E successe qualcosa di interessante.

Le persone volevano improvvisamente capire le cose da sole.

Discutevano tra loro. Cercavano indizi. Provavano soluzioni diverse. Anche chi probabilmente non avrebbe mai letto spontaneamente lunghi testi sugli insetti diventava improvvisamente molto concentrato.

Ma la cosa più interessante era un’altra.

Le persone iniziavano a sentirsi dentro la storia.

Non si trattava più soltanto di ricevere informazioni. Per un momento si diventava parte di qualcosa. Non si cercava semplicemente la risposta giusta, ma si voleva capire cosa fosse successo. Ed è proprio lì che cambia completamente il modo di prestare attenzione.

A un certo punto è arrivata la domanda successiva:

Perché limitarsi a un museo?

L’Alto Adige è pieno di storie. Vecchi sentieri, vicoli nascosti, castelli, passeggiate, simboli, paesaggi e piccoli dettagli che normalmente passano inosservati. Molte cose sono già lì. Bisogna solo iniziare a guardarle davvero.

Me ne sono accorto mentre sviluppavo i primi tour.

Sono cresciuto a Merano e pensavo sinceramente di conoscere abbastanza bene la città. Poi un giorno, lavorando a un tour, mi sono ritrovato nella Ortnerpassage, una piccola strada senza uscita accanto al Rennweg.

A pochi metri dal traffico.
Eppure sembra un altro mondo.

Diventa tutto più silenzioso. La città rallenta improvvisamente. Tra muri e finestre compaiono piccoli dettagli artistici. Sopra il vicolo ci sono piccoli uccelli di legno appoggiati su vecchie travi. Una bottega di cornici, immagini dietro il vetro, dettagli quasi improvvisati che migliaia di persone probabilmente non notano mai, pur passandoci accanto continuamente.

Sono proprio questi i luoghi che rimangono impressi.

Non perché siano spettacolari.
Ma perché sembrano veri.

Ed è ancora questo il cuore di SouthTyrolQuests.

Non si tratta di rendere artificialmente più emozionante l’Alto Adige. Non ce n’è bisogno. La regione è già piena di storie, stranezze e piccoli angoli nascosti.

Gli enigmi sono, in fondo, soltanto uno strumento.

La parte più interessante succede nella testa delle persone.

Nel momento in cui qualcuno entra davvero dentro una storia, cambia anche il luogo stesso. Un vicolo normale diventa una scena. Un vecchio albero diventa un indizio. Una passeggiata diventa una piccola avventura.

Forse è proprio per questo che le storie rimangono così bene nella memoria.

Perché per un momento non ci limitiamo a guardarle.
Ne diventiamo parte.


Questo articolo è stato tradotto dal tedesco con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.